American Crime, no ai serial-pregiudizi

  
Un libro non si giudica dalla copertina. Una serie non si giudica dal pilot. Se avessi dovuto decidere di continuare a guardare American Crime sulla base dell’episodio pilota, avrei mollato subito. Un’accozzaglia di temi stereotipati tutti insieme, attori poco convincenti, questo è quello che ho pensato alla fine della prima puntata.

Per fortuna non lascio mai perdere in prima battuta. Perché a parer mio questa prima stagione si è rivelata una delle migliori andate in onda negli ultimi mesi. Sarà che mi lascio facilmente trasportare, ma per me ció che la serie voleva comunicare, sensazioni comprese, l’ha fatto.

Sintetizzando al minimo la trama, l’omicidio di un bianco nella cittadina di Modesto (California) scatena forti tensioni nelle diverse comunità che vi convivono in maniera già problematica. Modesto è l’emblema di cosa è l’America oggi. Razzismo represso, pregiudizi, solitudine, distanza familiare. In American Crime il dramma quasi non lascia intravedere uno spiraglio di serenità. Ma sono i personaggi il punto forte della serie, interpretati da attori che io ho trovato perfetti per il loro ruolo. Tolto il pilot da dimenticare, la serie decolla già a partire dal secondo episodio, e ci si sente a ogni puntata più vicini alle storie dei protagonisti, quasi come se li si conoscesse per davvero. E questo per me è il magico potere delle serie tv.

Voto alla prima stagione: 8 e mezzo.

http://youtu.be/FEwsYYvoZ64

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